
Vialone Nero, una storia di passione
1898La scoperta
Tre spighe di colore scuro vengono rinvenute accidentalmente in un terreno coltivato a Ranghino, varietà molto diffusa in quel periodo storico.1899L'inizio
Ettore De Vecchi, all'epoca conduttore della Tenuta, avvia la prima coltivazione sperimentale del riso che chiamerà "Nero di Vialone".1901Il debutto
Il nuovo riso, ottenuto per selezione, viene presentato a un congresso a Pavia riscuotendo subito consenso. La varietà verrà ufficialmente registrata nel 1903.1905Sul mercato
Inizia la commercializzazione della varietà, subito apprezzata dai pilatori e dai cuochi. Il Nero di Vialone si diffonde dapprima in Lomellina, poi nelle province di Rovigo, Mantova e Verona.1912Oltreoceano
Il Nero di Vialone, ora conosciuto anche come Vialone Nero, viene esportato in Argentina: da lì si diffonderà in Perù e in altri paesi dell'America Latina.1937I primi "figli"
Nella Stazione di Risicoltura di Vercelli il prof. Sampietro ottiene due nuovi ibridi: la varietà "Giuseppina Sampietro" incrociando Mantova e Vialone Nero e la varietà Vialone Nano incrociando Nano e Vialone Nero.1945La famiglia si allarga
Un risicoltore di Paullo (MI), Angelo De Vecchi, incrocia Vialone Nero e Lencino ottenendo il celeberrimo "Carnaroli". L'anno successivo sarà la volta della varietà "Arborio", ottenuta per ibridazione di Vialone Nero e Lady Wright.Seconda metà del XX secoloIl declino
Soppiantato da varietà di maggiore resa, il Vialone Nero scompare poco alla volta dalle campagne.2009Come l'Araba Fenice
Prende il via un progetto di recupero e valorizzazione della varietà: l'obiettivo, poi raggiunto, è quello di riportare in coltivazione il Vialone Nero.2015Un tesoro da custodire
Il Vialone Nero è iscritto nel registro Speciale MIPAAF delle Varietà da Conservazione. La Società Agricola Vialone viene nominata dal Ministero unica responsabile della conservazione in purezza della semente.
L o sapeva bene, il camparo, che al padrone piacevano le novità. Certo non poteva trattenersi un solo istante in più dal raccontargli la scoperta fatta poco prima: «Signor Ettore, nel campo piccolo ci sono tre spighe nere». Correva l’anno 1898. Il crepuscolo del XIX secolo, l’alba di quella grande rincorsa al progresso che avrebbe cambiato il mondo, agricoltura compresa.
Ettore De Vecchi fu perentorio: «Portamele a casa». Aveva intuito subito che, quel giorno, il destino si era messo in testa di offrirgli una grande occasione. Ma la benevolenza del caso di per sé non basta. Due anni di prove e semine. Finché un campo intero della Tenuta Vialone non si tinse di un colore scuro, violaceo, tendente al nero. Era fatta.
Inizia così la storia del Riso Vialone Nero, oggi riportato in coltivazione grazie a un progetto di ricerca avviato nel 2009. Pur trattandosi di una tipologia di qualità finissima e di eccezionale valore culinario, questo riso era infatti pressoché scomparso dalle campagne: dalla metà del Novecento alcune varietà di maggiore resa lo avevano progressivamente soppiantato, condannandolo a un oblio durato decenni.
Eppure nella prima parte del XX secolo il Vialone Nero era stato protagonista indiscusso sulle tavole dei buongustai, in Italia come all’estero. Rinvenuto in un terreno coltivato a Ranghino (un tipo di riso all’epoca piuttosto diffuso) e presentato ufficialmente al Congresso di Pavia nel 1901, in breve tempo aveva conquistato il favore dai pilatori e dei cuochi.
«Il Nero di Vialone – si legge su “L’Italia Agricola” del 15 gennaio 1903 - pare una recentissima varietà trovata e coltivata dal signor De Vecchi di Vialone, nel Pavese. [...] Ha fornito alte produzioni, di ottima qualità». Un successo che, a partire dal 1912, lo aveva portato anche all’esportazione in Argentina e Perù. Poi il progressivo declino. Fino a quando gli attuali conduttori dell'azienda non hanno deciso di intraprendere un percorso di riscoperta e valorizzazione.
Grazie all’impegno di Tenuta Vialone, dal febbraio del 2015 unica responsabile della conservazione in purezza della semente di Riso Vialone Nero, è stata dunque concessa una “seconda vita” ad un’autentica eccellenza agroalimentare, illustre progenitrice di ibridi di grande pregio quali il Carnaroli, l’Arborio e il Vialone Nano.



